Voci di donne

di Assunta Del Duca

 

Lucera. "Che cos’è la voce delle donne? E’ lamento, tradizione, canto, potere, è vita, è quel suono tipico delle donne arabe, lo yu-yu, che esse lanciano per esprimere la propria gioia, per esprimere sé stesse: è tutto ciò che manca alle donne".

Le voci di tre autrici provenienti dal Medio Oriente, sono state le indiscusse e affascinanti protagoniste degli ultimi incontri del Festival della Letteratura Mediterranea. Buket Uzuner, turca, Hoda Barakat, libanese e Malika Mokeddem, franco-algerina, a causa della guerra, sono state costrette a lasciare la loro città natia per realizzare il sogno di diventare scrittrici, tutte e tre unite dall’amore viscerale per la propria terra. Esiste un filo conduttore che attraversa i romanzi: "Ada d’ambra" della Uzuner e "L’uomo che arava le acque" della Barakat: la guerra, che fa da sfondo alle storie dei protagonisti.

Nel primo, Tuna, professore di Istanbul vive gli orrori del conflitto e trova pace solo attraverso il ritorno al suo paese d’origine. L’unica salvezza per lui è il passato. L’amore natio diventa, invece, "pericoloso" nel secondo romanzo, perché può condurre a catastrofi come la guerra stessa. E’ l’amore di Niqula, commerciante agiato di stoffe che perde la sua amante curda, Shamsa, diventando così, come l’uomo che arava le acque di cui parlano i fenici: dietro di sé non lascia tracce e costruisce solo rovine. I due romanzi,che le scrittrici hanno presentato al pubblico, sono caratterizzati da due forme diverse di sentimento: in "Ada d’ambra" c’è un amore natio che genera pace e speranza nel protagonista attraverso il ritorno ai luoghi d’infanzia, mentre, nell’ "L’uomo che arava le acque", l’autrice esprime l’idea di un amore irrazionale per la propria terra che genera solo rovine.

L’amore per la letteratura e per la propria terra è stato espresso in maniera profonda anche dalla

scrittrice Mokeddem, che è stata costretta a lasciare il suo villaggio natio nel deserto, a causa degli attacchi dell’integralismo islamico, per  rifugiarsi in Francia dove ha realizzato il sogno di diventare scrittrice. La Mokeddem nel libro"Gente in cammino" racconta di sua nonna Zohra, che per evadere dall’immobilità ricorre alle sue doti di narratrice, lasciando in dono alla nipote Leyla (Malika bambina), quel miraggio di libertà che ella riesce a trasformare in realtà. La scrittrice,

attraverso le sue opere, riesce a far sentire la voce delle donne arabe che erano condannate al silenzio da un mondo patriarcale.

"Qui la vita è così immobile che io cammino nei libri, come tu nelle tue storie, per respirare, per non morire, hanna" – così dice alla nonna la piccola Leyla, dietro la quale si cela il desiderio della scrittrice di evadere, di mettersi in cammino per dare voce al suo grido di libertà di essere donna. "I miei viaggi nel deserto erano i libri" – ha affermato con un pizzico d’orgoglio la scrittrice franco-algerina. Di qui il messaggio ad avvicinarsi alla letteratura come un modo per poter viaggiare con la mente, per uscire fuori da quella "sedentarietà mentale" che spesso ci attanaglia perché, pur stando fermi e immobili, possiamo sentirci vitali e dare sfogo alla nostra immaginazione.

Le tre scrittrici sono riuscite a carpire l’attenzione del pubblico e a regalare belle e intense emozioni ai presenti, suscitando interessanti spunti di riflessione con riferimenti alla situazione attuale che il Medio Oriente sta vivendo, in particolare l’Iraq, e che vede come protagoniste ancora le donne. Sono venute a Lucera, nella nostra città per offrire la loro testimonianza e per condividere con noi l’appartenenza ad unico mare: il Mediterraneo. Come loro, così ognuno porterà sempre l’impronta del proprio paese "amico d’infanzia e di prima giovinezza, compagno di gioie e di dolori".