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di
Severino Carlucci
Palombaro,una
ridente località del Teatino arroccata a 536 metri di altitudine e posta a
sentinella della Maiella
sopra una altura delimitata dal corso dei torrenti Avello ed Avellino.
La storiografia ufficiale descrivente la Resistenza degli italiani al
nazifascismo e le atrocità commesse dai nazifascisti contro la popolazione
italiana ha parlato tanto di popolazioni civili come quelle di Marzabotto e di
Sant’Anna di Stazzena sterminate per rappresaglia dalla ferocia tedesca ed
ha parlato poco di episodi riguardanti quegli atti di valore compiuti per
salvare la vita ai civili di qualche località dei territori dove la guerra
veniva combattuta.
Chissà se l’episodio "principe" del contesto di questo servizio
giornalistico è stato riportato dallo Scrittore Giovanni Artese nel suo terzo
volume de "La guerra in Abruzzo e Molise 1943—1944"; chi scrive ha
letto soltanto i primi due volumi che si fermano alla fine del 1943 mentre l’episodio
in oggetto risale al 18 febbrao 1944 allorquando Palombaro in quel periodo
rappresentava il congiungimento della "linea Gustav" e la
"Linea Bernhard" dove si fronteggiavano la Seconda Brigata
Paracadutisti dell’Ottava Armata britannica e la 65/a Divisione di fanteria
del XXVI Panzer korps tedesco.
L’episodio oggetto di questa cronaca ha per protagonista il granatiere
palombarese Carmine Carrera che,reduce dai combattimenti per la difesa di Roma
dopo l’otto settembre 1943,rientrato nel suo paese natale,con una serie di
atti individuali riuscì a salvare i suoi compaesani da una premeditata
rappresaglia tedesca.
Affinché questa serie di episodi individuali compiuti dal Granatiere Carrera
non cadessero nel dimenticatoio e per farlo conoscere alle generazioni che si
sono succedute a quelle della seconda guerra mondiale ha provveduto la
benemerita Associazione Abruzzese dei Granatieri di Sardegna che ha convocato
in un apposito raduno le sezioni dell’Associazione Nazionale dei Granatieri
di Sardegna delle Regioni Abruzzo, Molise Lazio e Puglia nonché il Medagliere
dei Granatieri,le varie Associazioni d’Arma,la Guardia d’Onore del
Pantheon oltre alla Banda dei Granatieri ed un plotone in armi nella classica
Uniforme storica.
A rendere più solenne questo raduno c’è stata la presenza del generale di
Corpo d’Armata Mario Buscemi in qualità di Presidente nazionale dell’A.N.G.S.,
del Dr. Aldo Vaccaio,Prefetto di Chieti,del Gonfalone della Provincia di
Chieti e quella di vari Ufficiali superiori in congedo o in servizio attivo.
Dopo la sfilata in corteo per le principali strade cittadine con Banda,
plotone in armi e Medagliere in testa seguite dalle delegazioni con le
rispettive colonnelle e dopo la deposizione di una corona d’alloro alla base
del Monumento ai Caduti,sul palco allestito per ospitare le Autorità
convenute, dopo che con brevi parole il Generale Buscemi ha sottolineata la
continuità della tradizione granatieresca tra gli ex e quelli in servizio
attivo il Sindaco di Palombaro,Signor Giuseppe Pizzi ed il Tenente Colonnello
Giovanni Scarpelli,hanno relazionato sulle gesta eroiche compiute dal
Granatiere Carmine Carrera che vengono, qui di seguito, riportate in ordine
cronologico nel periodo in cui si svolsero.
Carmine Carrera, dopo aver partecipato alla difesa di Roma nei giorni che
seguirono l’armistizio dell’otto settembre 1943,rientra nel suo paese
natale dedicandosi alla sua attività manuale lasciata da circa tre anni; a |
mano a mano che il fronte si
avvicinava alle falde della Maiella i palombaresi subirono diverse
rappresaglie da parti dei tedeschi occupanti quali razzie e deportazioni
finché occupata la vicina Casoli dagli inglesi il nostro eroe si recò in
questa località per convincere gli inglesi a liberare Palombaro dai soldati
tedeschi. Carrera guidò un reparto di paracadutisti inglesi che con un
audace colpo di mano riuscirono a sorprendere i tedeschi catturandone
parecchi ed obbligando gli altri a sloggiare.
Per questo suo atto che in se stesso comportava una dose di pericolo il
Carrera venne nominato dagli inglesi "Chef Policeman",carica che
gli consentiva di mantenere l’ordine tra i propri compaesani e di
sorvegliare da vicino il comportamento tedeschi che intanto avevano
incominciato a cannoneggiare Palombaro per rappresaglia.
La rigidità dell’inverno indusse i tedeschi a reimpossessarsi di
Palombaro con un altrettanto audace colpo di mano nell’intento di
svernarvi al riparo delle case o, in alternativa, a distruggerla con le
mine.
Per raggiungere questo loro intendimento i tedeschi inviarono una loro
pattuglia composta da un ufficiale,quattro sottufficiali e cinque soldati
che,insediatisi in un casolare di campagna poco discosto dall’abitato,
aspettavano l’occasione più propizia irrompere nell’abitato e
sopraffare gli inglesi.
Ma la loro presenza venne notata e riferita al Carrera che, senza informare
gli inglesi, chiamò presso di sé i compaesani Enrico Giangiulio e Giuseppe
Di Marco e tutti e tre, armati di mitragliatore; moschetto "91"
,mitra e bombe a mano, si recarono presso il casolare dove si erano nascosti
i tedeschi e,dopo aver fatto prendere posizione ai suoi due compagni, il
Carrera,da solo,entra nel casolare,spara una raffica di mitra, lancia una
bomba a mano nella stanza adiacente a quella, occupata dai tedeschi e dopo
aver gridato "Raus,camerade" ,costrinse i dieci tedeschi,tra i
quali uno sanguinante,ad uscire ad uno ad uno con le mani alzate in segno di
resa.
Ed è stato appunto il tedesco ferito che raccontò al Medico palombarese
che lo medicò che il loro compito era quello di minare l’abitato qualora
non fossero riusciti scacciarne gli inglesi.
Per questo suo atto eroico Carmine Carrera ricevette dal Maggiore inglese
G.M. Strover un attestato riportante: "This is to certify that Carrera
Carmine from Palombaro, employed as policeman successfully helped the
capturing of 9 German soldìers an one officer on the 18 february
1944".
Dopo la rievocazione di questo fatto d’arme che lo vide da protagonista il
Granatiere
Carmine Carrera presente sul palco, massiccio come la Maiella che gli stava
di fronte; dopo aver ricevuto una targa—ricordo, una pergamena ed un
assegno da parte del Sindaco Pizzi e del Prefetto Vaccaio, invitato a dire
qualcosa, con la voce rotta dall’emozione, ha detto "Ho fatto
soltanto il mio dovere da Granatiere italiano" meritando l’applauso
scrosciante tributatogli dai presenti.
La Sezione torremaggiorese dei Granatieri di Sardegna costituitasi da alcuni
mesi fiera di aver partecipato a questo raduno indetto per ricordare un mini
episodio della nostra Storia nazionale onde tramandarlo alle generazioni
future.
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