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di
Raimo Erika
LUCERA.
Il 21 ottobre scorso, presso la sale conferenze dell’Opera S. Giuseppe, si
è tenuto un incontro che ha coinvolto tutti coloro che, l’estate scorsa,
hanno avuto modo di abbracciare con lo sguardo, i luoghi dove Gesù Cristo
ha professato la sua Parola.
Vincenzo
Morlacco ha dato inizio alla serata, dopo aver rivolto i suoi saluti più
cordiali ai numerosi presenti; il suddetto ha mostrato a tutti l’itinerario
del viaggio, grazie anche al supporto delle immagine proiettate sulla parete
alle sue spalle. La descrizione del viaggio, da lui esposta, è stata
notevolmente chiara e ricca di interessanti particolari: " il viaggio
è cominciato ottimamente; effettivamente, però, si avvertiva a pelle che
tutti noi eravamo accomunati dalle medesime titubanze e dagli stessi
"timori"; sono luoghi questi che vi descriverò,
"onnipresenti" nelle argomentazioni dei Mass -media, a causa delle
continue guerriglie che li popolano; tuttavia, però, eravamo rassicurati
dalla nostra fede. Il luogo della Natività, dove Dio si è fatto carne per
salvarci, il fiume Giordano, dove Gesù si è battezzato, il deserto immenso
dove Satana ha tentato Gesù Cristo, il luogo definito "Fontana di
Maria", dove si sarebbe verificata l’Annunciazione secondo la
religione ortodossa, (secondo la nostra fede,infatti, Maria avrebbe udito la
voce dell’arcangelo Gabrieleall’interno della sua dimora), il Monte
Tabor, dove si verificò la Trasfigurazione di Gesù, i resti della
Sinagoga; vedere tutto |
questo,
e il fatto di aver assistito a diverse celebrazioni, in alcuni dei suddetti
luoghi e, di essere stati battezzati, da P. Paolo nel fiume Giordano, ha
suscitato innumerevoli emozioni nell’animo di tutti. Ma, ciò che abbiamo
provato nel momento in cui siamo entrati nel Santo Sepolcro, non può essere
descritto, né è possibile immaginarlo…". La parola è poi passata a
Miriam Impedovo, la quale ha comunicato emozioni splendide a tutti: "
bisogna credere nei luoghi dive la tenerezza di Dio si è fatta carne; sono
luoghi privi di tranquillità, dove migliaia di bambini ti guardano e ti
supplicano perché tu possa dar loro qualcosa… è atroce vedere quel muro,
la cui costruzione sta volgendo ormai al termine, che suddivide Israele e la
Palestina. La realtà odierna che permane in quei luoghi è terribile. Ma
ciò non basta; non è affatto tutto questo che riesce a fermare un fedele.
Dov’è lo spirito del pellegrino? Tuttavia, abbiamo potuto constatare che,
effettivamente i contrasti sembrano essere diminuiti. Il sorriso di Dio è
comunque presente e luminoso…"
Selene
Coccia, ha poi preso la parola e descritto Il viaggio come una sorta di
"viaggio- calamita", "un viaggio semplicemente meraviglioso,
da ripetere e poi ripetere ancora…".
L’incontro,
è stato concluso da P. Paolo Novero, che ha comunicato una importantissima
riflessione a tutti i presenti: "capire quel mondo è un’ impresa, ma
non un’impresa qualunque, ma un’impresa ardua, notevolmente difficile:
sarebbe bello poter dire di avercela fatta!". |