A torremaggiore la tradizione continua

di Severino Carlucci

 

Torremaggiore. Sono ormai trascorsi da un pezzo i tempi in cui si celebrava una ricorrenza religiosa con risvolti mangerecci. La colpa è da addebitare alla società consumistica in cui viviamo oppure alle massaie moderne che preferiscono non sporcarsi le mani con la farina per tenere bene in vista la lacca delle unghie? La "corsa dei ciucci", l'albero della cuccagna o la rottura della "pignatta" erano i giochi collettivi preferiti dalle nostre passate generazioni e ci si divertiva un mondo, dimenticando le preoccupazioni del presente.

Il risvolto mangereccio che caratterizzava alcune di queste ricorrenze, religiose o profane, erano in ordine cronologico: la calza della Befana contenente mandorle e qualche fico secco perché all'Epifania tutti i bambini erano buoni da meritarli come premio di bontà; c'erano i fuochi di San Giuseppe; la "pignata" veniva rotta nella prima domenica di Quaresima come nella seconda si segava la vecchia; l'albero della cuccagna concludeva la corsa dei "ciucci". San Donato veniva festeggiato con l'omonimo grano consistente in grano duro frammisto a ceci e condito con il mosto cotto. L'anima dei morti veniva festeggiata con la raccolta di casa in casa di qualche mela cotogna, di qualche "porporato" o di qualche "calicione", consistente in un pezzo di pasta arrotolato o ripieno di pasta di ceci o di "acinata" inzuppato di mosto cotto e c'erano, infine, le "pagnottelle di Santa Lucia" e gli "sfringioli", le "nevole" e gli scaldatelli di Natale.

Tutte cose ormai cadute nel dimenticatoio, perché ad

esse si preferiscono le patatine fritte ed altri giuochi non più collettivi e spettacolari a loro volta gioiosi perché rappresentavano la volontà di stare insieme.

Il merito di continuare una di queste passate manifestaioni collettive nel rispetto della tradizione spetta alla locale associazione turistica Pro Loco che, presieduta dal geometra Giuseppe Barbieri, da 7 anni a questa parte ha ripristinato il fuoco di San Giuseppe abbinandolo alla sagra della bruschetta e lo ha fatto nell'ampio cortile antistante la sede sociale.

La leggenda popolare attorno a questo fuoco vuole che San Giuseppe, vedendo la Madonna e il suo figliolo tremare dal freddo, lo abbia acceso per farli riscaldare.

Per quanto riguarda la bruschetta non c'è tostapane che regga al confronto. Il falò della Pro Loco, ad onor del vero, anche nella sua spettacolarità, non ha assunto quel carattere di partecipazione popolare di una volta quando i fuochi venivano accesi ad ogni angolo di strada che erano circondati dalle donne che cantavano le Litanie e che terminavano con il riempimento dei bracieri.

Nel cortile antistante la Pro Loco nell'arco di due ore si è riversata gran parte della popolazione torremaggiorese di ogni età e che, se non ha recitato Litanie, per lo meno ha gustato la bruschetta tostata sui carboni e servita dai soci.

Due quintali e mezzo di pane, dieci litri di olio esxtra vergine di oliva, un pacco di sale fino ed una botticella di vino, tutti offerti da panettieri, frantoiani e cantine locali, costituiscono i numeri con i quali la Pro Loco ha voluto continuare questa tradizione popolare.