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di
Leonardo P. Aucello
San
Marco in Lamis. Gabriele Tardio Motolese ha dato l'avvio a una nuova forma
di ricerca etno-religiosa in cui, attraverso una reale forma di sincretismo,
riesce ad amalgamare precetti dottrinari, precedenti al Concilio Vaticano
11, tradizioni popolari, celebrazioni eucaristiche, tridui e cerimonie
religiose, per certi aspetti autoctoni, che vedono come principale fruitore
ed esecutore il popolo sammarchese con le sue novene e le devozioni a santi,
forse da secoli venerati nel centro garganico.
Perciò
questo instancabile ricercatore tout court, ha dato vita a un particolare
genere di indagine locale, tutta personale, fuori dagli schemi di tanta
pubblicistica paludata, da cui è scaturita una vera e propria collana di
Testi di storia e tradizioni popolari giunta ormai al dodicesimo volume.
In
essa si riscontra una netta volontà dell'autore a rovesciare dal fondo
polveroso interi archivi, pubblici e privati, da quelli più propriamente
parrocchiali, ad altri comunali e diocesani, insieme ai numerosi libretti e
carte che riempiono le case dei tanti devoti.
In
questi volumi si intrecciano variegati modi di scrittura: dalla narrazione
agiografica, alla venerazione prettamente in loco, al culto specifico con i
risvolti di tipo sociale e religioso che si inseguono costantemente e si
alternano vicendevolmente, in cui, come si accennava, il vero protagonista
è pur sempre il popolo implorante che proietta le proprie inquietudini e
vicissitudini umane e familiari nella potenza salvifica del santo che altro
non è, secondo gli stessi dettami religiosi, che il trait d'union tra Dio e
il popolo bisognoso, tra il Creatore onnipotente e le creature umili e
impotenti. Nella ricerca di Tardio Motolese coesistono due aspetti
complementari tra di loro: l'occhio dell'osservatore critico e quello del
devoto-credente. Ma l'autore, comunque, non si lascia suggestionare dalla
stessa fede che lo pervade; ma il tutto viene mediato da una visione
bilaterale di questi culti in cui, se da una parte si riscontra la
riproposizione di certi schemi ben consolidati nella tradizione devozionale
sammarchese, dall'altra rimane, pur tuttavia, la capacità di scandaglio non
solo esegetico ma prettamente storico e demologico dell'intero panorama
sociale e culturale del paese garganico da tempi, oseremmo dire,
immemorabili.
Gli
ultimi due volumi sono la prova probante di queste brevi osservazioni
squisitamente ermeneutiche
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riguardanti
proprio il diretto rapporto filiale tra idevoti ed alcuni santi le cui gesta
eroiche, nel martirologio cristianocattolico, sono da sempre oltremodo
osannate dalla moltitudine dei fedeli. A partire dal primo dei due volumi
intitolato, "San Donato Martire a San Marco in Lami"s, Edizioni
SMIL, San Marco in Lamis, che riguarda la vita, i miracoli, oltre che il
martirio di questo santo dell'era imperiale romana, le cui spoglie,
prelevate nel cimitero di Calepodio, si trovano nella parrocchia della
Santissima Addolorata. Nella seconda parte dell'opera è riportata in copia
anastatica un volume del sacerdote napoletano Luigi Montella, "Vita di
San Donato Vescovo e Martire", edito a Napoli nel 1870.
Più
complessa è l'altra ricerca intitolata "Ciro medico eremita martire di
San Marco in Lamis", edita sempre dalla SMIL di San Marco in Lamis, con
una dotta prefazione di don Ricciotti Saurino sul valore della santità,
inerente alla vita, al culto, e alla storia del protocristianesimo orientale
in cui San Ciro è vissuto e ha operato. L'autore parte dal valore di
catechesi della santità per aprirsi un varco nella riflessione su una serie
di santi ai quali la tradizione locale è fortemente legata, per addentrarsi
poi nella descrizione particolare di San Ciro, che si venera nella
parrocchia di Sant'Antonio Abate, e la relativa vita ascetica ed eremita di
tanti beati della chiesa copta di origine egiziano- orientale, molto diffusa
a quei tempi, per proseguire poi alla traslazione del corpo del medico-santo
a Napoli e i successivi legami con la tradizione sammarchese e i conseguenti
risvolti popolari di questa singolare venerazione: i due volumi sono
arricchiti di un florilegio di canti, preghiere, novene e invocazioni, la
maggior parte di fattura locale, quale testimonianza diretta di una cospicua
mole di componimenti a carattere religioso, a conferma del sentimento pio e
sincero di una fede ben consolidata.
Tardio
Motolese riesce, a pieno titolo, attraverso un'indagine, seppure
specificatamente settoriale, a riproporre una vita collettiva e comunitaria
che si trasforma in un seme fecondo di notizie sempre nuove e genuine a cui
va riconosciuto l'inviolabìle merito di saper ricomporre tanti tasselli di
un unico mosaico: la fede popolare e le proficue comunità ecclesiali
locali, quali perno insostituibile dei risvolti civili umani di una intera
popolazione, quella sammarchese.
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