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Sant' alberto: patrono di pietramontecorvino |
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E’ quasi giunto per la popolazione di Pietramontecorvino l’importante appuntamento con la festa patronale. A dire il vero, però, nel piccolo centro del Subappennino Dauno due sono i patroni: Sant’Alberto che è celebrato ogni 16 maggio e Santa Maria di Costantinopoli, ricordata il 18 agosto. La "festa di Sant’Alberto" è un appuntamento sia con le tradizioni sia con la fede grandissima che tutti, a partire dai più piccoli, nutrono per il patrono. La ricorrenza è inoltre attesa da parte dei petraioli per un anno intero e con un sentimento veramente grande che li coinvolge e li accomuna. Sant’Alberto è stato vescovo di Montecorvino, un borgo autonomo sorto nel XII secolo. Egli aveva compiuto in vita e dopo la morte tanti miracoli e, odiato da molti che volevano raggiungere la sua carica, era diventato cieco e aveva sofferto molto, ma continuava a pregare incessantemente Dio. Montecorvino si trova presso Pietra ed è ormai una zona rurale. Lì ci sono i ruderi di una torre diroccata a causa d’intemperie atmosferiche, guerre e terremoti e qualche resto della cattedrale. I fedeli si dirigono a Montecorvino ogni anno, con la pioggia o con il sole. Gli emigrati tornano puntualmente. Molte sono anche le persone che attraversano a piedi, in mezzo ai campi, quel tratturo lungo circa 7 chilometri che porta all’antico centro dove un tempo risiedevano gli antenati. L’inizio di questo pellegrinaggio risale al 1889, quando per il popolo di Pietra giungeva un’annata di vera siccità. I campi erano inariditi e, dato che la popolazione viveva prettamente grazie all’agricoltura, i raccolti compromessi significavano povertà per tutto l’anno. Molte persone ebbero in sogno delle visioni: a parlare a tutti era Sant’Alberto. Il vescovo diceva che tutta la popolazione si sarebbe dovuta recare in pellegrinaggio a Montecorvino e chiedere a Dio la pioggia. Dopo che diverse persone riferirono il sogno al parroco, si decise di partire per Montecorvino. La "chiesa" di Pietra partì di buon’ora il 16 maggio dello stesso anno: gli uomini portarono per tutto il tragitto la statua del Santo e le donne intonarono canti, litanie e preghiere. Dopo questo primo pellegrinaggio e dopo il digiuno |
si ritornò a Pietra. La gente non ebbe il tempo di varcare la soglia della Chiesa Matrice che la pioggia tanto invocata dissetò abbondantemente i campi e acquietò le preoccupazioni degli agricoltori. Da allora, proprio come accadde più di cento anni fa, ogni anno questa tradizione è conservata e rinnovata. Una particolarità del pellegrinaggio, inoltre, sono i "palii", i lunghi tronchi d’albero vestiti di fazzoletti coloratissimi che, portati a braccia dai giovani, si stagliano alti in cielo; essi costituiscono il simbolo della spiga che il popolo chiede a Dio e che ottiene grazie a Sant’Alberto. Come un tempo, gli uomini portano l’effige del Santo patrono e le donne cantano l’inno a Sant’Albreto e le altre preghiere che sono state trasmesse da generazioni. Domenica 16 avverrà proprio questo a Pietra e il paese si rianimerà di una fede grande che rende tutti più uniti. I cuori in quest’occasione sembrano gonfi per una pace che viene da dentro. Nella società del terzo millennio che molte volte è chiamata "società del consumismo", ci sono ancora sentimenti puri e profondi, e spesso sono proprio i giovani, definiti staccati e irresponsabili, a sentire il bisogno di vivere momenti come questi e ad aver voglia di continuare questa strada che li porta a ciò che è veramente importante, a capire il senso della vita. La religione, che troppo spesso è trascurata dalle nuove generazioni, torna ad essere il fulcro di tutto. La speranza è che questa piccola fiamma ancora viva torni a bruciare presto ardentemente per scaldare e illuminare noi, pellegrini sulla Terra.
Barone Anna Carmina III A Liceo Linguistico "Rosmini" - LUCERA |