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di
Severino Carlucci
TORREMAGGIORE.
C’era proprio bisogno di un libro che riportasse nel suo contesto le
vicissitudini di braccianti e di contadini impegnati per la conquista di
migliori condizioni di vita nelle lotte sindacali combattute nelle nostre
contrade durante gli anni cinquanta quando governanti ed agrari serrarono
le file per ostacolare il movimento bracciantile e contadino.
Questo
libro, intitolato "IL DEBITO D’ONORE", scritto dal
sindacalista della CGIL Giovanni Fiorino Novelli, tratta, come viene
riportato nel sottotitolo "Le memorie di vita ed i ricordi di lotta
della gente di Capitanata".
Presentato
al pubblico in occasione del 54° anniversario della uccisione di Antonio
Lavacca e di Giuseppe Lamedica avvenuta in Torremaggiore il 29 novembre
1949 durante una manifestazione sindacale, il "Debito d’onore"
si avvale della prefazione di Guglielmo Epifani, segretario generale della
CGIL e del patrocinio della provincia di Foggia ed è stato pubblicato a
cura del Sindacato Pensionati Italiani della CGIL.
Per
chi ha raggiunto una certa età rivive, leggendo il contesto delle pagine
del Libro di Novelli, i tempi in cui, deluse le speranze di un mondo
migliore sorte in seguito alla fine della guerra ed alla nascita della
Repubblica, il mondo contadino meridionale, e in special modo quello della
Capitanata, si strinse attorno al sindacato per sostenere una lotta senza
quartiere tendente alla eliminazione della disoccupazione agricola ed alla
conquista di un pezzo di terra sopra il quale lavorare.
Erano
i tempi in cui il patronato agrario, forte dell’appoggio dei governanti
dell’epoca, dopo aver creato un sindacato "padronale" con la
scissione sindacale, si barricò dietro le sue intransigenze dall’apparenza
legali ma che in realtà tendevano a mantenere in vita un sistema
imperniato sullo sfruttamento al massimo della mano d’opera bracciantile
riducendo la paga giornaliera ed aumentando le ore di lavoro.
Agrari
e grossi fittavoli, per sfuggire all’imponibile
"ettaro-coltura", coprirono le loro aziende con salari fissi con
contratto fittizio e facevano mettere "a ruolo" le giornate
lavorative loro imposte dalla Commissione per la massima occupazione.
A
questo stato di cose si aggiunse anche il calo del prezzo dell’uva e del
vino che mise in crisi la piccola azienda vitivinicola per cui braccianti
e contadini
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furono
uniti nelle lotte di quei giorni. Scioperi, manifestazioni di protesta ed
occupazione "simbolica" di terreni incolti ebbero come
contropartita diffide, ammonizioni e, come nel caso di Torremaggiore,
morti, feriti ed arresti in massa.
La
ossatura del libro di Novelli è questa; poi si estende ad altre categorie
di lavoratori, riportandone vari capitoli che la "legge
stralcio" della riforma fondiaria, le opere di bonifica del Tavoliere
di Puglia e la irrigazione delle nostre campagne furono dovute appunto
alle lotte che braccianti e contadini intrapresero in quegli anni anche se
per spezzare il loro fronte molti di loro vennero messi di fronte all’alternativa
della emigrazione forzata all’estero o nel Nord Italia.
L’Autore
de "Il debito d’onore" non ha la pretesa di essere uno storico
che enuclea una serie di fatti cronologici e tematici; al contrario lascia
parlare la gente semplice con parole proprie limitandosi a descriverne la
personalità di chi parla ed i luoghi nei quali si svolgono le vicende
riportate.
Un
libro che va letto con tutto il rispetto che merita un Autore che
"viene dalla gavetta" facendo del sindacalismo una propria
ragione di vita. Un libro di tutto rispetto perché riecheggia quelli di
un grande Scrittore nostro corregionale che fu Tommaso Fiore che negli
anni cinquanta, con "Il cafone all’inferno" e "Un popolo
di formiche" ci tramandò le vicissitudini della gente semplice di
quegli anni affinché le generazione "avvenire" non ne
perdessero le memorie.
Nella
stessa occasione della presentazione del libro di Giovanni Novelli,
Pasquale Ricciardelli ha letto una sua poesia relativa al 29 novembre 1949
così composta:
CADDERO!
/ AVEVANO FAME! / VOLEVANO TERRA! / TERRA DA LAVORO PER COLTIVARE! / PER
PRODURRE! / TERRA DA TRASFORMARE IN PANE! / E SAPEVANO LAVORARE, PERCHÉ
"CAFONI"! /. FURONO UCCISI! / BRACCIA DI BRACCIANTI CHE NON
LAVORANO PIÙ! /. FIGLI DI BRACCIANTI CADUTI, RICORDATE! /: PANE AMARO,
PANE INSANGUINATO IERI! / PANE DELLA GIUSTIZIA SOCIALE, OGGI.
Lo
spazio non ci consente di dilungarci sul libro di Giovanni Novelli; se il
suo debito d’onore nei confronti di quanti hanno lottato per un avvenire
migliore lo ha pagato con il suo libro dal canto nostro siamo in debito
verso di lui per averci ricordato che solo stando uniti nella lotta, come
lo si è stato nel passato, si affronta e si migliora la questione
sociale.
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