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di
Pippo Grasso
Nei
giorni scorsi abbiamo assistito alla commemorazione, sotto varie forme, di
Bettino Craxi.
Dalla
Rai alle tv locali è stato tutto un ricordare il "grande
statista", vittima del complotto giudiziario-comunista.
Chi
si permetta di muovere rilievi, appunti, insomma chi cerchi di ricostruire
lucidamente la realtà dei fatti, viene spesso biasimato, vilipeso,
classificato come giustizialista, comunista, servo di Betinotti, di D’Alema,
ecc.
In
realtà il problema di questa nostra democrazia malandata sta proprio qui:
non aver voluto, per i soliti opportunismi e servilismi, processare
politicamente, piuttosto che solo giudiziariamente, chi ci ha governato
negli ultimi venti-trent’anni.
Perché
non vi è alcun dubbio, anche se in tutti i modi i dubbi ci vengono
instillati: le responsabilità politiche di un malgoverno che ci ha portati
quasi alla bancarotta e di cui ancora paghiamo i debiti, le responsabilità
morali di un sistema che ha premiato e premia immancabilmente i furbi e
frustra irrimediabilmente chi non ha padroni, sono sotto gli occhi
(annebbiati) di tutti: sono responsabilità che gravano come macigni su
coloro che oggi sono osannati, celebrati e commemorati, nei vari talk-show
nazionali e locali,
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come
martiri dei giudici.
I
giudici hanno accertato (o hanno cercato di farlo) responsabilità penali
che forse meglio sarebbe stato se fossero rimaste in secondo
piano,
fuori dai riflettori dell’informazione: perchè quello che è mancato, e
continua purtroppo a mancare, è la maturità democratica di noi cosiddetti
cittadini (in realtà servi) nell’inchiodare alle proprie responsabilità
politiche chi ha avuto le leve del comando e le ha usate per i propri
interessi impoverendo lo Stato economicamente e moralmente.
Più
che celebrare e commemorare ci sarebbe in realtà da studiare la storia
degli ultimi quarant’anni, per capire quali sono stati i veri padri del
degrado morale, politico e quindi economico del nostro paese. Perché
conoscendo bene i padri è facile individuare anche i figli che oggi ne
continuano l’opera e attribuiscono a una dittatura comunista, mai esistita
nel nostro paese, le ragioni della deriva.
Forse
in un futuro più o meno prossimo questi anni verranno ricordati anni come
all’insegna dello svilimento della ragione, all’insegna dell’ipocrisia
e della prevaricazione come metodo di vita.
Se
così sarà vorrà dire che la ragione non sarà stata del tutto ridotta all’impotenza:
unica magra consolazione.
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