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di
Agata Sardella
Carapelle.
Si è concluso con una significativa ed interessante manifestazione
pubblica il progetto "Un arcobaleno
di culture", ideato e realizzato da una pattuglia di insegnanti
dell'IC dì Carapelle sui
temi
dell'intercultura: il 19 gennaio 2004, infatti, nella sala consiliare dei
Comune si sono ritrovati
gli
allievi del triennio C e della 2ª B della scuola media, per presentare,
insieme a gruppi di scolari
della
scuola elementare, i loro prodotti, frutto di un percorso di riflessione e
di studio durato qualche mese.
Così
alla presenza del sindaco Remo CAPUOZZO - intervenuto sul tema
"Realtà locale e interrelazione tra popolazione autoctona e
non" - e del dirigente scolastico, Marco ZUFFO intervenuto sul
tema "Le ragioni di un'educazione all'intercultura come metodo di
lavoro" - gli allievi coinvolti hanno potuto esporre i loro
disegni, hanno recitato poesie, hanno ballato, hanno fatto le loro
riflessioni, hanno dato vita ad interessanti performances, hanno
presentato dolci elaborati stilla base di ricette ucraine, polacche,
arabe, marocchine, albanesi, raccolte in un vero e proprio ricettario,
ideato e strutturato come segno di rispetto e di amicizia nei confronti
dei compagni stranieri presenti in aula. Va detto che anche la
piccola realtà di Carapelle è attraversata dal fenomeno
dell'immigrazione ed ospita oggi tante famiglie straniere, così come
la scuola vede nei banchi tanti ragazzi provenienti da paesi lontani.
Proprio in questa convivenza e nella necessità di dar vita, all'interno
della scuola, ad una prospettiva promozionale che porti ciascun ragazzo ad
indagare la dimensione dell'identità e dell'alterità, dell'essere
uguali e dell'essere diversi, ad approfondire le categorie
dell'incontro e del dialogo, trova sostanza e fondamento l'intero
progetto, non a caso chiamato "Un arcobaleno di culture".
Su
questo terreno la scuola ha un'importante partita da giocare, perché è
tra i banchi che deve
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nascere
e svilupparsi un'educazione cognitiva capace di aiutare a superare
pregiudizi e forme di pensiero stereotipato, che ancora oggi esistono e
costituiscono insormontabili barriere per un possibile incontro con
l'altro.
La
scuola, però, non può accontentarsi di un'interpretazione
"ingenua" di educazione interculturale limitata ad auspicare una
migliore intesa tra persone e gruppi etnici differenti, ma deve insegnare
a riconoscere la diversità come risorsa: questo presuppone
evidentemente la maturazione di atteggiamenti e comportamenti capaci di
consentire un approccio corretto con le altre culture, innervato nella
capacità di interpretare i valori dell'altro nel contesto della cultura
che li ha elaborati. Di qui gli assi portanti del progetto, realizzato
dalle funzioni strumentali dell'area della ricerca (Mattia AMATRUDA, Maria
FORTE e Maria Rita PECE) e dalle docenti Agata
SARDELLA
(Scuola media) e Giovanna LO FRANCO (Scuola elementare): così da un lato
i docenti coinvolti hanno condotto i loro allievi lungo percorsi di
approfondimento della storia, della cultura, delle abitudini, degli usi e
delle tradizioni dei paesi di provenienza dei compagni di scuola stranieri
(Cfr. il calendario interetnico realizzato), dall'altro hanno spinto i
ragazzi e con loro le famiglie a conoscere meglio i loro coetanei
stranieri, sedendosi, per così dire, a tavola con loro (Cfr. il
ricettario presentato al pubblico nella manifestazione finale).
Si
è trattato di una manifestazione davvero ben riuscita, dunque, che ancora
una volta ha testimoniato l'impegno di una scuola che non si accontenta di
trasmettere solo istruzione, ma vuole coltivare, in quest'epoca di grandi
migrazioni etniche, la speranza di poter contribuire ad evitare la
nascìta di comunità non comunicanti o il solidificai-si delle
rigidità che troppo spesso hanno dato vita in passato a fenomeni
xenofobi, che ancor oggi, sotto mentite spoglie, di tanto in tanto tornano
a fare capolino.
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