Le riflessioni dopo la brillante operazione dei Carabinieri di Lucera

Una città che ha paura di parlare ?

Quale il ruolo della classe politica e amministrativa ?

di Tonino Del Duca

 

LUCERA. La brillante operazione condotta a termine dai carabinieri della compagnìa di Lucera, comandati dal cap. Nicola Albanese, ha posto un freno nel giro di pochi mesi a un fenomeno, che rischiava di prendere sempre più piede, di fronte alla mancanza di denunce da parte dei diretti interessati. Come è ormai noto, sono state arrestate cinque persone, di cui due minorenni, accusate a vario titolo, di tentata estorsione, danneggiamento, incendio, spari in luogo pubblico, porto illegale di armi. Noi non vogliamo dilungarci sui particolari della cronaca, che è già stata ampiamente riportata su quotidiani e notiziari radio- televisivi, ma vogliamo partire da quella che è una vera e propria "denuncia" del clima di omertà riscontrato a Lucera da parte delle forze dell’ordine. Lo ha affermato con chiarezza il cap. Albanese nella conferenza stampa tenuta a Foggia e lo ha ribadito il comandante del reparto operativo dei carabinieri di Foggia, col. Claudio Pelella.

E’ ovvio che l’omertà nasce dalla mancanza di parola ovvero dal mancato esercizio al proprio diritto irrinunciabile alla libera espressione del proprio pensiero. Chi si sente libero parla liberamente, senza lasciarsi intimorire da chicchessia. Ma è anche vero che l’esercizio alla libertà, innanzitutto libertà di parola, si costruisce ogni giorno in tutti gli ambienti di lavoro, dagli uffici alle scuole, ai partiti, alle associazioni, evitando di intimorire, di penalizzare o di maltrattare chi non la pensa come noi. Un grande esempio in tal senso dovrebbe venire dalla classe politica politica locale, in primo luogo da coloro che rappresentano i cittadini a livello amministrativo. Purtroppo (lo abbiamo documentato e continuiamo a farlo) gli esempi non sono incoraggianti, anzi! Sia i rappresentanti della giunta Bonghi sia quelli della giunta attuale non hanno voluto rispondere a delle nostre semplici domanda sulle attività legate al loro

settore, partendo evidentemente dal presupposto che meno si parla e meglio è. Unica eccezione (lo abbiamo rimarcato anche prima) è rappresentata dall’assessore Vincenzo De Peppo, che ben conosce il valore della libertà di parola, insegnando in una scuola media superiore, dove i giovani quotidianamente vengono esercitati all’autonomia di pensiero. Lo stesso sindaco Bonghi non ha condiviso le critiche al suo operato e si è difeso con denunce legali. Ma il suo successore, Giuseppe Labbate, sta facendo ancora peggio. Oltre ad ignorare completamente i rapporti con la stampa locale, in particolar modo con la nostra testata, non risponde, anche se sollecitato, alle nostre domande inviate per lettera nell’agosto del 2002 e pubblicate sul giornale già all’indomani del suo insediamento; in più si permette il lusso di "eliminare" una voce critica nei confronti del suo operato facendo togliere fisicamente la bacheca in via Amicarelli. Recentemente, visto che fa parte della "Casa delle Libertà", ha cercato di intimorire due giovani lucerini (di cui uno minorenne) a rinunciare alla loro libertà di pensiero, costringendoli a pensare insieme ai genitori che forse non parlare è meglio... per evitare grane. Ecco come si costruisce praticamente il clima di omertà! Ci aspettiamo che il sindaco faccia un passo indietro e sia egli stesso ad incoraggiare i nostri due giovani a proseguire sulla via della libertà di parola sempre e a qualunque costo, proprio per evitare quella mentalità di omertà, denunciata dai carabinieri.

L’attuale classe politica e amministrativa di Lucera deve fare un serio esame di coscienza: il problema della delinquenza e del miglioramento della vita non si risolve con le cerimonie di intitolazioni di strade o con lo scaricare sui cittadini i problemi più scabrosi (vedi 167). Tanti piccoli comportamenti, ispirati al senso civico del dialogo, della collaborazione e della trasparenza, potrebbero produrre effetti ben più utili e duraturi per tutti.