Un racconto per immagini da "Telecolica"

Lucera città ierocratica

di Geremia Del Grosso

 

LUCERA. Per essere chiari "ierocrazia" letteralmente significa "potere politico della classe sacerdotale". Questo potere, questa zecca dell’anima inserita in uno squallore urbano inguaribile, assopisce la nevrosi quotidiana del povero cristo e di chi governa. Una schizzatina d’acqua santa e via... e non miagolare perché c’è l’inferno, fratello!

Ma, che cos’è, e che cosa può essere oggi la ragione e quale ragione sia ancora oggi pensabile e difendibile in questo atavico connubio tra potere celeste e potere politico?

Papa Luciani risponderebbe con un candido sorriso!

Allora per rafforzare questo canestro divino "Cielo Terra", per riannodare questo armonioso accordo "mistico– profano" si intrecciano, si aggrovigliano sempre di più come bisce innamorate al sole. Perciò, popolo, sordi di periferia, pecorelle smarrite, caproni vogliosi... udite, udite! l’autorità comunale (centro destra, centro sinistra, solo centro, mezza destra, mezza sinistra, el picador "con i lupetti di zucchero") all’unanimità hanno deciso di conferire al pastore della nostra diocesi, Monsignore Zerrillo la Cittadinanza Onoraria... deo gratias, la città è salva!

Però, ora seguitemi nella cronaca diffusa dalla nostra "Telecolica" diocesana. Entriamo nel "fumo dei fumi" del teatro cittadino, celebre vanità locale, dove tutto è soffio, alito che passa inavvertito come una vibrazione di calore angelico che oggi soffia sul proscenio "imbandito" a gradoni per la visibilità del popolo, incarnato in ciascuna di quelle facce troneggianti dei Consiglieri comunali: facce nuove, facce rifatte, facce stanche da transumanze, tutti "belli puliti e rasati" come serigrafie picassiane con passaggi di almeno cento colori.

Silenzio! parla il Presidente del Consiglio. Parte con una vocina che inciampa sempre in un centimetro di parole che legge. Invita a covare una riflessione. Poi esalta la gioia per la presenza di una vagone di sindaci montanari. Infine un inchino istituzionale al locale presule tinto di rosso e futuro cittadino onorario di questa città d’arte, di santi, di beati, di futuri santi, di futuri beati; insomma Eccellenza, Lucera è un piccolo paradiso terrestre, manca solo il "Polo tessile" per confezionare camicie di forza per i disoccupati e sandali cotonati per emigrare veloci!

Stop... la parola al sindaco.

Look da Palazzo Pitti. Un impeccabile Dandy.I Dandies (uomini compiaciuti di raffinatezza) la cui esistenza consiste nell’essere vestiti, unico scopo indossare bene e con giudizio, scortati da flaconi di profumi e spazzole. Scusate la divagazione, ora il Sindaco entra in scena con quell’accento così indefinito un pò lombardesco, un pò da night. Non sembra un sindaco terrone, piuttosto un emigrato bavarese, tuttavia con parola sciolta e sicura sciorina la solita tiritera di santi e di illustri cittadini con stile e garbo alla matriciana.

Peccato, si era creata un’atmosfera così velata, soffusa, sembrava ideale per un magistrale, onesto spogliarello di Lilj Nagarà, invece come un infernale tuono dantesco si dilata un cavernoso declamare... l’epica tigre in cerca di libertà? o no! tu quoque tu! O "Rosso malpelo" che arruffi reminiscenze storiche e monete preromane per finire nella solita padella degli elogi, trombazzi come insolenze verso storie di catacombe che non ti appartengono. Si costringe a fingersi melodrammatico, ma la sua vanità personale sono sicuro che gli rende impossibile l’autoironia. La mia rabbia amicale rientra nel corpo risucchiata dalle cannucce del naso.

Il teatro è vuoto. Il popolo non c’è. Nelle poltrone riposa il solito codazzo di affiliati sacrestani in cerca di assoluzioni e qualche locale imprenditore imbottito di soldi e di voglie come tacchini natalizi. Ma "l’intelligenza" del cameraman si ferma su di un abbraccio tra il monsignore e un vecchio comunista di carriera... saranno stati proprio i preti a fargli capire che poteva vivere facendo politica e non lavorare. Su questa scenetta Pepponesca si incrocia l’occhio sprezzante di un giovane consigliere dalla mascella "ducesca" che sveste in un baleno certi immarcescibili "luigini" del popolo.

Alla fine il più divertito sembra proprio il monsignore che da buon campano avrà pensato "vuò vedé che sti... mi fanno beato da vivo?"

Auguri monsignor Zerrillo e benvenuto in questa terra di santi, di poeti e di dandies.