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Una mostra a Terni rievoca un protagonista dell’arte italiana del Novecento BARTOLI TRA "CRONACA" E POESIA |
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di Michele De Luca Si parte da un Taccuino del 1903, ricco di ben 42 acquarelli che aprono molti spiragli sugli interessi di Amerigo Bartoli (Terni 1890 – Roma 1971) allora tredicenne ma già dotato di talento, di cultura, di un perspicace spirito di osservazione che, se da un lato lo porta a fermare con istintiva rapidità le proprie impressioni attente agli effetti luminosi e alla resa delle ombre, dall’altro pone le basi di quella storia di ogni giorno raccontata attraverso le ipocrisie, le meschinità, le vanità e i falsi valori di intere generazioni. Accanto al lato umoristico-caricaturale, il pittore di scene di una non dimenticata vita di provincia, di "monumentali" paesaggi e di sontuose umilissime nature morte, esercita un personalissimo linguaggio nell’ambito dell’arte del Novecento. Una bella mostra ("Amerigo Bartoli e l’Umbria") curata da Giuseppe Appella (catalogo De Luca) allestita negli eleganti spazi di Palazzo Montani Leoni di Terni, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, che scioglie così meritoriamente un debito non ancora saldato con l’illustre concittadino, riporta alla ribalta un personaggio importante della cultura e dell’arte del nostro Novecento, eccellente pittore, fine disegnatore e sarcastico autore di vignette (più di mille pubblicate nel prestigioso "Mondo" di Pannunzio"). Vengono qui raccolti per l’occasione oltre cinquanta dipinti, e circa settanta tra disegni e acquarelli datati 1903-1970 strettamente legati alla terra d’origine dell’artista, utili comunque per sviluppare integralmente il suo percorso espressivo. Che si svolge dall’arrivo a Roma nel 1906, dove, frequentando l’Accademia di Belle Arti, da’ le prime anticipazioni di quella che sarebbe stata la suo "fisionomia" pittorica, caratterizzata da un impegno naturalistico e scevra da legami con questa o quella "scuola", fino agli ultimi giorni, attraversando momenti fondamentali per la sua formazione (fu allievo di Cambellotti e Sartorio), le collaborazioni a tante riviste culturali e a periodici satirici, la frequentazione con personaggi come Ungaretti, Baldini, Alvaro, Patti, Cardarelli, de Chirico, Maccari, Mezio, che all’epoca "affollavano" la scena letteraria ed artistica romana, la partecipazione attiva ai fermenti culturali della capitale, e i tanti e prestigiosi successi espositivi.(Nella Foto: Autoritratto)
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