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Giuseppe Grana: verso il 1° centenario di nascita

di Natina Mascolo-Vaira

      Il 13 agosto del 2012  ricorrerà il 1° centenario della nascita di Giuseppe Grana, conosciuto da me e da tanti in San Nicandro Garganico, quale “zio Peppinuccio Grana”, in senso affettuoso. Per tale ricorrenza spero davvero siamo in tanti a ricordare la sua preziosa presenza con noi, cessata il 22 febbraio del 2005.

    Un impegno variegato quello del Nostro, a iniziare dalla professione docente, svolta quale insegnante di Scuola Elementare, per oltre un trentennio, tra San Nicandro Garganico e Foggia, che ha lasciato nei propri alunni un segno intangibile di umiltà, semplicità, disponibilità, senso di sacrificio e di responsabilità, nonché passione e sensibilità per il mondo scolastico educativo-formativo, compendiato dalla capacità di una didattica e metodologia all’avanguardia.

     Le attività svolte in questo settore, più che riferirle la sottoscritta, sarebbe interessante raccoglierle e farle narrare dai suoi alunni che ricordano ancora quanto interesse accoglieva tutta la scolaresca di fronte all’uso della macchina fotografica e del cine-proiettore usati dal loro “maestro”, nonché l’esperienza interessante vissuta riguardo all’allevamento dei bachi da seta allestito in un angolo della propria aula e la simulazione del “tribunale” che all’occorrenza veniva immediatamente realizzata, con la partecipazione diretta degli alunni, attivi protagonisti in opera a inscenare la risoluzione del problema relazionale che si era venuto a creare in classe. Ricordano tuttora in tanti, e Giuseppe Grana in età pensionabile lo raccontava con entusiasmo, quando insegnava la musica adoperando una strategia metodologica capace di far apprendere agli scolari non solo le basi di questa disciplina, congiunta comunque all’apprendimento del leggere e dello scrivere, ma soprattutto la passione verso quest’arte, capace di rafforzare la socialità e la sensibilità di ciascuno, unitamente alle capacità cognitivo-intellettive, creative e affettive.

        Un maestro all’avanguardia, quindi, Giuseppe Grana, che alcuni,  riferiscono di averlo anche chiamato “Francesco d’Assisi”, a Foggia, per la semplicità e l’umiltà, l’accoglienza e la gioiosità, la disponibilità ed essenzialità nel vivere quotidiano. Giunto in età pensionistica mi raccontava spesso che quando insegnava a Foggia,  gli alunni diversabili, che allora non avevano ancora diritto ad essere seguiti dall’insegnante di sostegno, rischiavano di non poter frequentare la scuola: vari docenti non erano disponibili a sorbirsi un impegno così gravoso, oltre a quello già di per sé indiscutibilmente oneroso, a causa delle classi sovraffollate di alunni. Il direttore didattico, pertanto, presentava tale problematica ai docenti e il Nostro a tale appello rispondeva senza indugi: “presente”; così nella propria classe, sovraffollata come le altre, ai aggiungevano anche i diversi alunni “svantaggiati”,  che  egli accoglieva con amore, applicando la strategia educativo-formativa del tutoring, o aiuto reciproco, promuovendo così sia l’apprendimento individualizzato che l’integrazione sociale dell’alunno in situazione problematica, oltre che, ovviamente, la relazionalità collaborativa dell’intera scolaresca, unitamente alla sensibilità verso chi non è pienamente autonomo e ha bisogno di aiuto.

    Questo stile di “maestro” Giuseppe Grana lo ha conservato e vissuto oltre l’attività professionale quale docente, poiché giunto in pensione e ritornato nel proprio paese natìo, San Nicandro Garganico (FG), si è reso sempre disponibile verso chi si è rivolto a lui per qualche consiglio, nonché  pronto a insegnare a suonare la chitarra e il mandolino, gratuitamente. Era anche questo per lui gratificante, stare con i giovani, cercare di comprendere il loro mondo, offrire una parola buona e stimolare alla partecipazione associativa, sia essa culturale, che sportiva o tecnologia che sia. Per quest’ultima attività, usando il computer, per scrivere alcuni articoli giornalistici o lettere, si avvaleva di un gruppetto di giovani per farsi aiutare a risolvere qualche problema che gli si presentava in itinere.

     Lo stile educativo del maestro Grana si espresse egregiamente anche nell’intessere una variegata e variopinta rete epistolare con scrittori sannicandresi e garganici, ivi residenti e non; un impegno che svolse coinvolgendo i vari scrittori a scambiarsi tra loro informazioni di carattere culturale, unitamente alle pubblicazioni realizzate. Di queste ultime si fermò a raccoglierle per donarle alla Biblioteca civica “Alfredo Petrucci” estendendo ampiamente la raccolta e la donazione di tesi di laurea, sicuramente di un paio di centinaia. Fu anche Presidente dell’Associazione Culturale “A. Pertrucci”, sin dal 1985 e di tale incarico si sentì responsabile fino alla fine dei suoi giorni, lavorando spesso anche da solo, per far emergere il nome dell’Associazione, onorare l’illustre concittadino Petrucci (storico dell'arte, narratore e poeta italiano, oltre che incisore e disegnatore), promuovere cultura in loco.

     Del suo impegno giornalistico e letterario, purtroppo c’è ben poco, in quanto il “maestro”, quale umile regista, lavorava spesso dietro le quinte, aiutando più gli altri ad emergere anziché lasciare le proprie impronte. Tuttavia  un “segno” incisivo, seppur poco noto,  c’è; si tratta di una sua narrazione dal titolo: “L’ultima serenata al vento”, di carattere autobiografico e sociale. Tale lavoro, che merita di essere pubblicato, porta la firma di  Quinto Nonno (a. Grana 85). Mi auguro davvero che  nel 1° centenario della nascita emerga anche questa elaborazione del Nostro, unitamente  a un meritato tributo da parte di quanti  abbiamo avuto l’onore di conoscerlo.

 

   

 

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