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300 giorni di viaggio "Dal Vietnam all'Italia in bicicletta per i diversabili" |
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Manfredonia. La Travel for Aid ha presentato la relazione dei 300 giorni di viaggio del progetto sportivo-umanitario "Dal Vietnam all'Italia in bicicletta per i diversabili", che sta portando Matteo Tricarico a percorrere in bicicletta in solitaria la distanza di 30.000 chilometri dal Vietnam all'Italia. La finalità umanitaria dell'iniziativa consta nel sensibilizzare ed informare l'opinione pubblica sulle condizioni dell'infanzia disabile, andando ad incontrare i bambini in istituti per diversabili nei paesi attraversati. In questi primi dieci mesi di viaggio sono stati percorsi oltre 10.000 chilometri, da Ho Chi Minh City in Vietnam, proseguendo per la capitale cambogiana, Phnom Penh (ottobre 2009) e poi per quella tailandese, Bangkok (ottobre 2009). Di seguito, l'itinerario si è snodato nuovamente attraverso la Cambogia (novembre 2009) e a nord sino alla capitale del Laos, Vientiane (dicembre 2009) ed è continuato per il nord della Thailandia (gennaio 2010). Sono seguiti il Myanmar (febbraio 2010) e tre mesi in India (febbraio-aprile 2010) per raggiungere l'estremo sud del Subcontinente e ritornare a Calcutta, prima di entrare in Bangladesh dalla frontiera est. Due mesi (maggio-giugno 2010) in Bangladesh e indi il viaggio è proseguito verso nord al confine sud-est del Nepal e successivamente per la sua capitale Kathmandu, per un soggiorno di altri due mesi (luglio-agosto 2010). L'avventura sportivo-umanitaria continuerà attraverso India, Pakistan, Iran, Turchia e Grecia, con l'arrivo previsto a Manfredonia per maggio 2011. La finalità umanitaria del progetto, portare all'attenzione del pubblico la condizione dei disabili, è stata raggiunta in partenariato con otto organizzazioni non governative che hanno aderito al progetto aprendo le loro scuole ed istituti per diversabili alle visite di Matteo. Un migliaio di messaggi e commenti di sostegno hanno seguito la pubblicazione dei video, fotografie e descrizioni scritte delle scuole diffuse attraverso i canali mediatici della Travel for Aid, segno che il messaggio ha raggiunto una parte sensibile del pubblico che segue questa iniziativa. Oltre alle visite delle strutture per diversabili, Matteo per 20 giorni ha prestato servizio di volontariato come insegnante di lingua inglese e computer nel centro di accoglienza per bambine dell'etnia Munda sfuggite a matrimoni precoci e gestito dai padri missionari Saveriani a Bongshipur, nel sud del Bangladesh. E ancora, in Nepal si appresta a cominciare tre settimane di insegnamento nel villaggio di Charikot ai piedi del monte Everest. Il progetto ha toccato in totale diciotto istituti e scuole per bambini diversabili, i seguenti sono i più rappresentativi per paese:
Qual'è il tuo bilancio di questi primi dieci mesi di viaggio? "Sono lieto che l'aspetto umanitario del progetto si sia fortemente accresciuto con la partecipazione di nuove organizzazioni umanitarie e di centri da visitare, ben altre quelle che erano le mie aspettative. Come sono commosso dall'entusiasmo dei messaggi di supporto inviatimi da tante persone che virtualmente mi seguono in quest'avventura, che si sta dimostrando una colta maestra di vita. Fortunatamente, non ho avuto nessun incidente di percorso ed oramai sono abbastanza allenato da poter scalare il tetto del mondo." Il viaggio si è notevolmente allungato rispetto al programma originario, come mai? "Dopo dopo aver vissuto per 300 giorni così ramingo, trovo persino difficile continuare a chiamarlo "viaggio"! In realtà, si è trasformata in un'esperienza di esistenza nomade, quasi un vero e proprio modo di vivere e non più semplicemente andare da un punto A ad un punto B, come lo concepii un anno or sono. Di fatto, ho raddoppiato il tempo di permanenza in India ed in Bangladesh, oltre ad aggiungere due mesi di Nepal che non erano affatto previsti. Sino ad ora, ho percorso solo un terzo della distanza che mi separa dalla meta, ma in realtà sono al giro di boa, questa seconda parte del viaggio sarà molto più rapida anche perché le soste saranno più brevi." Quali sono stati i momenti più significativi. "Credo che i due mesi trascorsi in Bangladesh siano stati i più ricchi umanamente perché ho vissuto per alcune settimane ospite in piccole comunità con i padri Saveriani, a contatto diretto con la gente del posto da cui ho appreso tanto e che mi hanno trasmesso la loro semplicità di vita. Ho un vivido ricordo degli occhi curiosi e vogliosi di apprendere delle ragazzine dell'etnia Munda, salvate da matrimoni precoci che al centro potevano studiare e sperare in un'esistenza migliore di quella dei loro genitori. Quest'aspetto umanitario del progetto ha assunto un'importanza personale molto superiore rispetto al viaggio di scoperta e visita delle attrazioni locali. Mi sta portando un arricchimento spirituale interiore ed un nuovo, più profondo senso della compassione."
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